5.2.06

come allevare un bue

come allevare un bue è il titolo di un libro di racconti zen, l'allevamento del bue è una metafora della propria crescita interiore.

come allevare un bue era la frase che mi veniva in mente ogni volta che vedevo luna piena (il mio gs) coricata sulla neve come uno yak esausto con la sua soma da elefantentreffen... e mi chiedevo "riuscirò mai a insegnarle a tirarsi su da sola?".
no, probabilmente non ci riuscirò e -altrettanto probabilmente- il bue che verrà educato sarò io, ma l'esperienza è stata complessivamente molto positiva, ora ve la racconto come l'ho vissuta.

decidiamo, insieme a tommygun, di partire per l'elefanten il giovedì aggregandoci al gruppo dei "lenti"; la carovana è la seguente:
tommygun e io, due bmw r 1100 gs;
pesto e bakarz, due suzuki sv 650;
giorgio e zeta, due 600 monocilindriche da enduro (rispettivamente
suzuki dr e yamaha tt)

il programma prevede la partenza da roma (alle 05:00) e autostrada verso trento (via firenze, bologna, modena, mantova, verona), dove si dormirà la prima notte per poi prendere la volta di monaco il mattino successivo.

ritardiamo un po' la partenza (ci metto del mio) ma tutto procede tranquillo fino al primo autogrill, dove oltre al primo caffè del viaggio abbiamo il primo inconveniente meccanico: il tt 600 di zeta perde olio, non a zampilli ma va tenuto d'occhio.

tommygun prova a metterci una pezza e abbiamo così occasione di usare la trousse degli attrezzi che ho preparato e -naturalmente- messo a portata di mano nella borsa laterale sinistra.
il fatto che la tenda e una sacca da 50 litri blocchino l'apertura della borsa sinistra mi infastidisce un po', ma ce le ho messe io.

ripartiamo, con alcune soste per la benzina passiamo firenze e bologna con un gran bel clima, asciutto e fresco, e arriviamo a modena con un po' di fame e un tempo in vistoso peggioramento.

"modena è un bel posto per avere fame" penso mentre addento tortelli e vedo, aldilà del vetro, cadere grossi fiocchi di neve, le moto romanticamente imbiancarsi e il parcheggio dell'autogrill diventare una pista di pattinaggio.

dopo il pranzo, il caffè, la pipì e la sigaretta di nuovo in sella, anzi, dopo tutto ciò salgo per la prima volta in vita mia su una moto con le ruote di sapone.

era nulla, ed era solo l'inizio.

all'uscita dell'autogrill di modena c'è la prima scivolata -da fermo- di uno del gruppo, non sono io (non questa volta, tutte le prossime sì) ma non mi sembra un buon auspicio.

l'autostrada è un po' viscida ma tiene, procediamo in fila indiana a filo del bordo destro con i gs -gli unici con le 4 frecce- in testa e in coda, più o meno a 40 km/h con macchine e camion che vanno più veloci.

nevica fitto, la visiera del casco è sollevata e devo pulirmi spesso gli occhiali, il vento tira forte da est e la neve cade quasi orizzontale, picchiettandomi l'occhio destro e coprendo le indicazioni dei cartelli.
sento arrivare odore di concime, mi domando se viene dai campi...

decidiamo di prendere la prima uscita possibile: mantova sud.
no, l'uscita di mantova sud è impraticabile, la rampa è coperta di neve per almeno un palmo.
riusciamo a imboccare mantova nord, si passa il casello e ci si ferma a fare il punto.

a qualche centinaio di metri si vede il neon del class hotel, ci dirigiamo lì, o per lo meno vorremmo, la moto di bacarz non vuole accompagnarci.
dobbiamo dividerci: un gruppo rimane al casello (bacarz, zeta e giorgio) e un altro va in ricognizione (tommygun, pesto ed io).

al class hotel non c'è posto, e non ce n'è neanche nel b&b accanto ma ci danno il telefono di un altro b&b che "è proprio lì vicino", "non saranno più di due kilometri", "ci arrivate in pochi minuti".

sono passati diversi "due kilometri" e alcune decine di minuti quando fermi sotto a un ponte constatiamo che ci siamo persi e tiro fuori il cellulare per chiamare ancora "la signora del b&b", in quel momento si ferma una macchina con una donna alla guida che ci domanda "aspettate un vostro amico?" pesto ed io ci guardiamo e all'unisono rispondiamo "no, perchè?" e la gentile pilota di rimando "ah, no, perchè dietro, a circa 800 metri, c'è un motociclista per terra...", ci voltiamo e -sempre all'unisono- esclamiamo "occazzo, tommygun!".

do il cellulare a pesto e, a piedi, torno verso tommygun che -nel frattempo- aveva rialzato la moto, parlato con zeta al telefono e deciso che tornava verso il gruppo del casello per iniziare l'avvicinamento, mentre noi avremmo dovuto raggiungere il b&b.

quando arrivo alla mia moto pesto mi conferma che "la signora del bedenbrekfast" gli ha dato chiare indicazioni fino al prossimo check point, si mette il mio cello in tasca e parte, io lo seguo.

qui mi prende un principio di attacco di ansia.

le nostre velocità sono diverse, la visibilità è scarsa, è possibile che ci perdiamo e -nel caso- sarei senza radio (ormai del tutto scarica) e senza telefono; non ho dubbi che riuscirei a trovare una sistemazione, ma non potrei avvertire nessuno (tutti i numeri sono memorizzati nel telefono) e, soprattutto, mi viene in mente l'immagine di mia madre che mi chiama e si sente rispondere "no, non sono maus, sono pesto, maus mi ha dato il suo cellulare poco prima che lo perdessimo nella neve" e poi il mio ritorno a roma in seguito al suo ricovero in terapia coronarica intensiva...

io penso a questo, invece la ruota posteriore pensa che è stanca di stare sempre dietro e parte lateralmente alla ricerca della sua gemella.

mentre cado vedo la macchina che mi segue rallentare e l'asfalto illuminato dai fari straordinariamente nitido, la pedana destra mi colpisce lo stinco, la borsa sinistra si stacca, mi rialzo e sento il clacson -lungo- della macchina ormai ferma a un paio di metri... guardo la giovane guidatrice con i più feroci Occhi Fiammeggianti della mia dotazione e in perfetto mantovano e gesticolando, nell'eventualità che casco e sotto casco attutissero le mie parole, le urlo "MA CHE CAZZO TI SUONI?!" e lei, rimpicciolita, "ma nooo, scuuuusaaa... era per avvertire il tuo amico di fermarsi..." bofonchio qualcosa e chiedo a pesto il mio cellulare prima di ogni altra cosa e poi, con il suo aiuto (blocca le ruote come nessun altro, pesto) tiro su il gs.

andiamo avanti, scivolo ancora un paio di volte e -per un paio di volte- la pedana mi colpisce lo stinco destro, la borsa non si stacca e finalmente arriviamo al check point: brico, richiamiamo "la signora del bedenbrekfast" che insiste per spiegarmi la strada ("davvero pochi metri") al telefono mentre guido, io le chiarisco che sto cercando di portare a spasso sulla neve 400 kg di moto, cosa non facile neppure con due mani a disposizione e che, se anche ce la facessi, sono obbligato dalla legge a portare il casco, e dal clima a portare il sottocasco e che quindi mi spiegasse la strada punto, anzi la spiegasse a pesto che a me giravano già sin troppo le balle...

"andare avanti fino al rondò, prendere a destra, fare cavalcavia, superare l'incrocio, la strada curva a destra, la terza casa sulla sinistra".

non abbiamo dove scivere, lo dobbiamo ricordare, ripeto come un mantra "rondò a destra, cavalcavia, incrocio, curva a destra, la terza casa sulla sinistra", "rondò a destra, cavalcavia, incrocio, curva a destra, la terza casa sulla sinistra"...

e mi metto il telefono in tasca.

si fermano in molti a chiedere se abbiamo bisogno di qualcosa, molto cortesi, pesto approfitta di un automobilista per chiedere conferma del percorso e si sente rispondere "NOOO, li non passerete MAI! c'è l'Orrendo Cavalcavia Ghiacciato della Morte, è impossibile per voi... fate così, la strada è un pochino più lunga ma meno pericolosa, girate qui a destra, seguite quella strada là per 2 km e mezzo, poi girate a sinistra fino a che non vedete un'osteria, e poi..."
"ALT!" m'intrometto, "facciamo la strada che ci arriva di sicuro, anche se è più dura: rondò a destra, cavalcavia, incrocio, curva a destra, la terza casa sulla sinistra."

e partiamo, arriviamo al rondò prima e poi all'Orrendo Cavalcavia Ghiacciato della Morte, un normale attraversamento sopra l'autostrada con l'anormale caratteristica di 30 centimetri di neve fresca.

spingo pesto fino in cima, poi torniamo a prendere la mia moto e spinge pesto; lui scende per primo, moto spenta, prima inserita, frizione tirata e si fa frenare dalla neve, anch'io ci provo ma finisco per farmi frenare dal paramotore -meno elegante ma altrettanto efficace-, si stacca nuovamente la borsa sinistra e, naturalmente, la pedana destra mi colpisce lo stinco.

arriviamo all'incrocio, alla curva a destra e al gruppo di case, la prima è un casone di campagna, la seconda è mezza abbandonata, la terza bruciata.

scendo dalla moto alla ricerca di un segno di b&b, nulla, mi raggiunge pesto e decidiamo di chiamare ancora "la signora del bedenbrekfast" ma non possiamo: ho perso il telefono, probabilmente proiettato in una delle non-ricordo-più-quante cadute.

siamo in una strada di campagna dove, in una serata come quella, nessuno sano di mente si sognerebbe di passare, non c'è il b&b che speravamo di trovare e ho perso il telefono, nell'apoteosi della sfiga si prevede che, per concludere appropriatamente, a questo punto piova merda.

invece no, la neve a fiocchi cade leggera, quella a fiocchi.

mentre mugugnamo davanti al portone di una delle case ancora in piedi (sia noi che la casa) un blocco di neve -delle dimensioni di un mattone- cade esattamente in testa a pesto che, incazzato ma ancor di più sorpreso, alza lo sguardo e vede la testa di un anziano contadino sporgere da una finestra e domandare "qualche problema?"

più di uno, in effetti, ma gli esponiamo solo quello che può risolvere "ah, sì" risponde "la pensione è più avanti, in quella direzione MILLE METRI, sono esattamente MILLE METRI", mi domando perchè ci tenga tanto a sottolineare la distanza precisa e poi aggiunge "ma mi raccomando, state attenti al canale sulla sinistra, che non ha nessuna barriera e se ci finite dentro sono guai!".

io mi volto e, fingendo di cercare il cellulare, do sfogo a tutto il mio armamentario di gesti apotropaici, rimontiamo in moto, partiamo e pesto scompare lentamente nel buio davanti a me.

mi tengo lontano dal canale, la moto finisce ancora per terra, la borsa sinistra si stacca e il mio stinco destro prende l'ennesimo colpo.

butto giù tutti i santi del mese e provo a rialzare la moto da solo ma scivola sul ghiaccio, sudando, ansimando e smadonnando sposto la moto fino a una scanalatura che c'è nell'asfalto, ci riprovo, uno, due e AARRRRGGHHH!

la moto è in piedi!

metto il cavalletto, rimonto la borsa e -ora lo so- nulla mi potrà fermare.

sto per partire quando vedo una figura venire a piedi verso di me, è pesto, e ha un ombrello.

"siamo arrivati" mi dice "la casa è lì, dove sono quelle luci."
"che cazzo ci fai con un ombrellino rosa?"
"me l'ha dato la signora del bedenbrekfast..."

arriviamo al bedenbrekfast quattro ore dopo aver lasciato il gruppo al casello; gruppo che ormai stanco di aspettare, e senza saper se l'avremmo mai trovato, ha deciso di accamparsi montando le tende in un sottopasso pedonale (anche la moto di zeta ha problemi, dopo qualche metro si blocca il posteriore, meglio non muoverla).

finalmente -nel furgoncino di un idraulico- arrivano tommygun e giorgio e in un taxi che li segue zeta e bakarz: siamo di nuovo insieme.

e dove siamo...

siamo in una frazione di mantova che si chiama "tripoli", in un enorme e bellissimo casolare del secolo XVIII che fu residenza di campagna dei gonzaga.

"la signora del bedenbrekfast" ci ha preparato la cena (a un'ora del tutto inconsueta per lei) e noi siamo crollati addormentati.

il primo giorno del mio primo elefantentreffen finisce così.

anche il mio primo elefantentreffen finisce così.

all'indomani, venerdì, sebbene da noi la neve inizi a sciogliersi i meteo verso nord sono avversi.
si decide di tornare a roma sabato, passo la giornata cercando il mio cellulare (l'ho perso negli ultimi 3 km) e poi in un giro a mantova per comprarmene uno nuovo e avvertire qualcuno che sono vivo.

sabato tommygun, pesto, giorgio e io ripartiamo verso sud mentre -più o meno contemporaneamente- babbolupo parte con un furgone da roma per recuperare bakarz, zeta e le loro moto.

kilometri totali pecorsi 1070.

3 commenti:

Eclipse ha detto...

Madonna che storia... I
o continuo a credere che siete matti, voi mi direte che vi divertite, quindi nessun problema...;-)

tommygun ha detto...

bello.

...mi sembra solo corretto sottolineare che la prima caduta del viaggio, quella del pirla quasi fermo all'uscita dell'autogrill, e' stata mia.

da questo si vedono i professionisti.

Anonimo ha detto...

Ma proprio a mantova siete finiti così? Erano anni che non nevicava in quel modo. Vi consiglio di prendere una Triumph Tiger. Dura di più.
Ciao e spero di incontrarvi.
Divertitevi