13.7.26

Il mio primo salto con il paracadute

È stata un'esperienza complessa, attraversata da sensazioni diverse, in tempi così brevi che non ho avuto il tempo di elaborarle in emozioni mentre le vivevo, e forse neanche ora.

Scrivo questo anche per potere, con il tempo, affinare un pensiero sull’esperienza corporea e mentale del salto. 

La preparazione 
Il regalo di compleanno comprendeva un salto con il paracadute in tandem e riprese video e foto. Organizzazione semplice ed efficace: si arriva alla aviosuperficie, ci si registra e poi si salta in ordine di registrazione. 
Noi, arrivati con calma partiamo con il quarto carico dell’aereo (cioè dopo un paio d’ore), il tempo per chiacchierare, fare qualche domanda, andare a vedere come piegano le vele e di aspettare. 

Il briefing a terra è breve ma chiaro e ripetuto almeno 2 volte: la posizione al salto (testa indietro, mani sull’imbragatura), la posizione durante la caduta libera (a rana con i talloni verso le chiappe), la posizione all’atterraggio (gambe a squadra), i segnali di passaggio da una all’altra posizione e quando sarei stato agganciato all’istruttore [ci tenevo tantissimo a essere sicuro che ero ben solidale con quello attaccato al paracadute]. 
Il briefing dell’operatore video è stato ancora più breve, più chiaro e ripetuto più volte: “aho! quanno te sto davanti tu guardame! hai capito? guardame, nun guarda’ pe’ tera che nun te vojo firma’ 'a pelata” 

Saliamo sull’aereo, un Pilatus PC6, monomotore a elica degli anni ’60 (è per il paracadutismo quello che la Toyota Hilux è per le milizie irregolari) non ha sedili ma un’unica, piccola, panca metallica in cui si sta -molto stretti- in 5, altri 4 stanno per terra e uno (il mio operatore) accanto al pilota, in tutto 10 paracadutisti (2 tandem, 2 operatori video e 4 più esperti che voleranno da soli) inzeppati nello spazio di un Ford Transit. 

Il volo sull’aereo 
Decolliamo da una pista d’erba molto corta e prendiamo quota. 
Dobbiamo arrivare a 4000 metri e ci metteremo circa 15 minuti. 
Il Pilatus arranca un po’ ma gli altri, ben più esperti, non sono preoccupati e quindi sono tranquillo anch’io. 
L’operatore richiama la mia attenzione e, a segni, mi dice di guardare lui, nun pe’ tera. 

A un certo punto sento l’istruttore attaccarmi i moschettoni, stringere ancora la mia imbragatura e ripetermi un paio di istruzioni. 

Il salto 
A 4000 metri apriamo il portellone, il mio tandem sarà l’ultimo a saltare. 
Salta il primo tandem con il suo operatore. 
Saltano i quattro paracadutisti singoli. 
Tocca a noi. 
Gambe fuori dall’aereo, testa tutta all’indietro e mani sull’imbragatura. 

Giù! 

I primi tre secondi 
Il vero e proprio salto dall’aereo credo duri un paio di secondi, è la sensazione dello stomaco in gola. 
Tipo la prima discesa delle montagne russe, ma più potente, più lunga e più "pura", non è mediata dal vagoncino, non ci sono binari, ferro, gente che urla né un punto di arrivo che si vede a pochi metri. 
C’è il nulla. 
C’è il vuoto di quando si sogna di cadere e ci si sveglia di soprassalto. 

È un buco. 

Ripensandoci ora, non so se avevo gli occhi aperti o chiusi (ci dovrò fare caso la prossima volta). 
Non so quale emozione abbia provato, forse sorpresa, non paura. 
La paura è un’emozione che richiede più elaborazione cognitiva, il salto è una scarica che attraversa il corpo in un lampo, così veloce che la mente (almeno la mia) non fa in tempo a valutarla, ad associarla a vissuti, a dargli un nome. 
Non c'è spazio per il pensiero: c'è solo il corpo che cade. 
Non ho avuto il tempo di pensare “ma che sto facendo?”: l’avevo già fatto e le sensazioni erano già diverse… 

Dal secondo 4 a circa 50 
Subito dopo, arriva la consapevolezza della caduta libera: pura adrenalina. 
Il segnale per l’apertura delle braccia. 
Sto volando. 

Duecento chilometri all'ora, il vento che mi colpisce, il rumore dell’aria e quella sensazione che dà la velocità, ma questa volta senza casco, senza moto, senza niente. 
Solo aria tra me e la terra. 
Tanta aria, tanto spazio per continuare a volare. 

L’operatore video richiama la mia attenzione… gli faccio i cuoricini, i thumbs up, la motocicletta e famo che basta

Sto sulla mia pelle, solo sensazioni fisiche, sento l’aria con tutto il corpo e sono leggerissimo. 
Come se mi fossi tuffato per la prima volta in un oceano di aria. 

 Voglio imparare a nuotare in quest’aria. 

Mentre cado noto un paio di cose che sono molto diverse da come le avevo immaginate: non ho freddo e, soprattutto, la terra sembra avvicinarsi lentamente, molto più lentamente di quanto pensassi. 

Sembra, ma è una specie di illusione ottica: la terra si avvicina velocemente. 
Dopo 2500 m di caduta libera l’istruttore, come concordato, mi batte sulla spalla: è il segnale che sta per aprire la vela. 

È uno strappo forte che dura un’istante e contemporaneamente vedo l’operatore video che cade, va giù velocissimo! 
Sparisce. 

Dal secondo 51 a circa 300 
Ricordo che ci ho messo un po’ a elaborare che non era lui che era improvvisamente caduto ma io che avevo frenato molto bruscamente. 

L’apertura della vela, il cambio di velocità, cambia tutto. 
Sono completamente diversi il ritmo, il tempo, la profondità dello sguardo, della percezione e del pensiero. 
Osservo il colore e la geometria dei campi sotto di me, cerco di orientarmi, riconosco qualche sagoma. 

L’imbragatura mi stringe le cosce, è un po’ fastidiosa. 

Si riesce a parlare e l’istruttore mi passa le maniglie di governo della vela, mi dice dove andare e mi indica alcuni spazi da cui mantenere distanze di sicurezza 
“Gira a sinistra, ecco, vedi? quello è un campo di aeromodellismo, evitiamo che un modellino ci venga addosso, ora tira la maniglia destra, mantieni… mantieni… mantieni…” 
Andiamo dritti, va’, ché dopo 360° mi gira la testa e devo ritrovare il centro. 

Arriviamo sopra il campo e ripasso i comandi.
Anche l’atterraggio è stato diverso da come lo avevo immaginato: molto più dolce. 

Toccato terra avrei voluto rifarlo immediatamente, come un bambino che vuole risalire subito in cima dopo aver scivolato lungo un pendio innevato con un sacco sotto alle chiappe. 

A posteriori
Avevo alte aspettative e mi sembra che siano state tutte superate. Uno più bravo di me potrebbe analizzare, con gli strumenti del teatro o della letteratura, i vari atti dell’esperienza: l’attesa, il volo, il salto, la caduta libera, lo strappo, la veleggiata, l’atterraggio. 

Io voglio imparare a nuotare in un oceano d’aria. 



un ciclo del calendario cinese

 qui ci andrebbe un post che dice perché riprendo questo blog dopo 12 anni.

ci andrebbe.

24.6.14

alla c.a. del ministro madia

essendomi scaduto il passaporto ho deciso di rinnovarlo.

in commissariato, dove mi sono rivolto, era appesa una lista delle cose da procurarsi per poter dare il via alla pratica:
- documento d'identità valido
- 2 foto tessera
- contrassegno telematico da 40,29 €
- ricevuta del pagamento (bollettino di c/c 67422808) di 42,50 €

il "contrassegno telematico", che sostituisce la marca da bollo, è una marca da bollo che si compra dal tabaccaio (come le marche da bollo) ma si chiama in modo diverso, suppongo per semplificare.

il bollettino invece, si chiama ancora bollettino, e si paga alla posta.

io, ministro madia, ho qualche domanda da porle:

1. per quale motivo, se devo pagare 82,79 €, non posso pagarle direttamente al commissariato?
2. nel caso vi fidiate più delle poste che della polizia (e avrete, penso, i vostri buoni motivi) perché non permettermi di fare un unico bollettino per il pagamento complessivo o, in subordine, due bollettini (uno da 42 e spicci e l'altro da 40 e rotti)?
3. per quale motivo al commissariato hanno l'apparecchio per acquisire le impronte digitali direttamente in elettronico (impronte digitali digitali?) ma non una webcam da 5 € per farmi la fotina?

mi dica, ministro madia, voi cos'è -esattamente- che dovreste semplificare?

23.5.14

tracce di saltuari passaggi

ogni tanto ripasso da queste parti.

ogni tanto penso che mi piacerebbe tornare a scriverci su.

ogni tanto.

per ora aggiungo un blog a quelli che seguo e linko una breve recensione di un bel film.


31.1.14

la città rovesciata

in tutte le città del mondo i ricchi vivono in alto e i poveri in basso (e in genere, anche se con minor precisione, i quartieri a nord delle città sono più ricchi di quelli a sud) .

nuestra señora de la paz -capitale della bolivia- sta in una valle, una valle andina fra i 3.200 e i 4.000 metri.
qui i poveri vivono in alto e a nord, dove anche l'aria è più povera (non che "in basso" sia una goduria, senza le foglie di coca il soroche ci avrebbe buttato tutti giù dalle moto), i ricchi stanno in basso e a sud.

con un leggero tono dispregiativo i sudamericani non boliviani la chiamano "el pozo", in effetti la valle che spacca l'altopiano sembra un cratere, un pozzo... un pozzo sul tetto.

la perla del pacifico

per quale motivo è famosa guayaquil?
nessuno, guayaquil non è famosa.

siamo qui perchè -rispetto al perù- sono più facili le operazioni di scarico e sdoganamento delle moto, infatti in poche ore le abbiamo buttate giù dal container, ricollegato batterie, montato gli specchietti, gonfiate le gomme, caricato le borse e riempito i serbatoi.

ora a ninna, domani mattina dobbiamo fare 250 km di panamericana ed entrare in perù... il vero viaggio andino inizierà li.

bolivia (ago. '06) - l'albergo più vicino

23.12.12

libro muto

blogroll new entry, appunto, libro muto.

grandi foto.

17.11.12

in memoria di silente

che ora striscia libero nelle praterie di manitù


silente
aprile 2002-novembre 2012

10.10.12

l'orologiaio fa carriera

lisa trasferisce il suo blog sulla piattaforma di national geographic.

equilibrio dinamico gli fa tanti complimenti, infiniti auguri e aggiorna il proprio blogroll.

27.11.11

makkox


da non perdere.

11.11.11

pluriunitarietà

ore undici e undici dell'undicesimo giorno dell'undicesimo mese dell'undicesimo anno del secolo.

ah, ad averlo potuto postare 9 secoli fa!

3.10.11

no, non è la bbc



afferma emilio fede in quest'audio (intervistato da simona bolognesi di radiocapital):
uhmm... guarda... uhm... dunque... un famosissimo avvocato [l'interlocutrice annuisce] uno dei più famosi avvocati penalisti disse, una volta, "se ti accusano di aver rubato il colosseo, prima, cerca rifugio all'estero e poi ti difendi"...

mah.

la frase originale viene di solito attribuita a gaetano salvemini, insegnante, storico, politico, antifascista e tante altre cose: mai avvocato e men che meno penalista.

secondo me è molto significativo il fatto che fede abbia storpiato la prima parte della frase che dovrebbe recitare "se ti accusano di aver stuprato la madonnina del duomo di milano" che, nel caso di specie, sembra molto più vicino alla realtà.

26.9.11

il messaggio

la foto qui sopra appare su una pubblicità di intimo maschile.

suppongo che il messaggio che si vuole comunicare sia:
se ti compri le nostre mutande avrai, nel letto, una tipa così
a me -immediatamente- viene in mente anche un altro:
però ti toccherà andare al lavoro con il suo perizoma di raso rosa

1.9.11

la foto perfetta

al carnevale di notting hill (dove questo blog è stato tre anni fa), lunedì scorso, un ventenne ha accoltellato un altro.


l'aggressore pugnala la vittima al fianco sinistro e scappa, nel giro di un paio di secondi è a più di dieci metri di distanza, la gente che ha visto la scena si tiene lontana, come paralizzata, mentre la vittima in piedi cerca aiuto.
i poliziotti (che presidiano metro per metro il carnevale di notting hill) non hanno ancora realizzato cosa succede ma un passante, che invece ha realizzato, cerca di fare lo sgambetto all'accoltellatore.

e oli scarf realizza, come da oggetto, la foto perfetta, dove c'è tutto questo.




la foto è proprietà di oli scarf/getty images

20.2.11

videogioco



hat tip: bitis

15.2.11

14.2.11

ferrara vs. cromwell



se vi siete persi ferrara al tg1, e volete proprio vederlo, lo trovate qui (in particolare dal minuto 1.50)

(hat tip: f. gnech, ipi)

14.12.10

10.12.10

alemanno: "sono un coglione, non un farabutto..."

sostiene il nostro sindaco qui: "So che sembra strano, ma chi mi conosce può testimoniare la vita che faccio, che spesso mi porta in situazioni in cui mi guardo attorno e non mi rendo conto esattamente dove sto. Si può accusare quindi la mia lucidità, ma non la mia buona fede."

e poi paragona stefano andrini ad adriano sofri.

sì, alemanno ha parzialmente ragione: è un coglione.

17.10.10

benoit mandelbrot (1924-2010)

conservo ancora il numero di agosto 1985 di scientific american che dedica la copertina (e l'articolo di dewdney) al mandelbrot set.

ricordo di aver passato molte nottate su degli olivetti m24 per tirare fuori degli zoom in bianco e nero.

questo post è per ringraziare -post mortem- chi mi ha regalato cose come questa qui sotto.

7.10.10

matricola attempata

ecco, ci ho messo due anni ma l'ho fatto: sono di nuovo iscritto a la sapienza.

e, a quanto vedo, sto invecchiando molto meglio dell'università italiana.

19.5.10

ambivalenti desideri insoddisfatti

quando avevo 12 anni le desideravo tantissimo, le scimmie di mare.
e sapevo che dovevano essere una fregatura, come sicuramente lo erano gli occhiali a raggi x (che anche desideravo).

nella speranza che non fosse una truffa avrei voluto averli fra le mani per capire cosa fossero, ma non ero disposto pagare per farmi deludere.

23.3.10

comunicazione non verbale

la foto qui sotto è estremamente significativa, ritrae un senatore della repubblica italiana insieme a un mafioso.

al di là dei vestiti si riconoscono per l'espressione: quello in evidente imbarazzo è il mafioso.

in quest'altra, invece, lo stesso mafioso è fotografato con un malavitoso.

26.1.10

arte

un artista è un artigiano rivoluzionario.

nel blogroll entra gabriele bonci con adesso mi diverto.

11.1.10

tu nombre me sabe a hierba

Porque te quiero a ti
porque te quiero,
cerré mi puerta una mañana
y eché a andar.
Porque te quiero a ti
porque te quiero,
dejé los montes
y me vine al mar.
Tu nombre me sabe a hierba
de la que nace en el valle
a golpes de sol y de agua,
tu nombre me lleva atado
en un pliege de tu talle
y en el viés de tu enagua.
Porque te quiero a ti
porque te quiero,
aunque estas lejos
yo te siento a flor de piel.
Porque te quiero a ti
porque te quiero,
se hace mas corto
el camino aquel.
Tu nombre me sabe a hierba
de la que nace en el valle
a golpes de sol y de agua,
tu nombre me lleva atado
en un pliege de tu talle
y en el biés de tu enagua.
Porque te quiero a ti
porque te quiero,
mi voz se rompe como el cielo
al clarear.
Porque te quiero a ti
porque te quiero,
dejo esos montes
y me vengo al mar.

testo e musica: joan manuel serrat

6.11.09

di nuovo tra noi...

giulietta ha chiuso il suo blog, ha fatto le valigie e ha traslocato.

adesso la troviamo (solo?) come direttore scientifico di www.cafepsicologico.it.

il link lo trovate lì, alla vostra destra.

29.10.09

ecco

abbiamo cambiato look.

22.9.09

buon equinozio di autunno


al polo nord inizia la notte.

19.9.09

11.9.09

11 settembre 2001

nel blogroll entra undicisettembre, quanto di meglio -in italiano- sull'argomento.